Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che le criptovalute non possono essere pignorate, in quanto non hanno valore legale. Secondo gli Ermellini, la moneta virtuale non è uno strumento di pagamento e, quindi, non pignorabile in base alle normative odierne. Inoltre, tale decisione è avvalorata dal fatto che quest’ultima ha un valore molto volatile sui mercati, cosa che renderebbe difficile l’attività esecutiva stessa.
Il caso:
La sentenza numero 1760/2025 del 15 gennaio 2025 sta infatti facendo molto discutere nel mondo del trading online. Quest’ultima, infatti, evidenzia che tali somme in monete digitali come i Bitcoin non possano essere pignorate o sequestrate.
Nello specifico, l’episodio al centro del dibattito ha visto una situazione di evasione delle tasse intorno alla detenzione di plusvalenze derivanti propri dalla compravendita di moneta virtuale per un importo totale di €. 120.638. Ebbene, il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, successivamente alla conferma di una misura cautelare specifica dal tribunale. La Corte di Cassazione ha però annullato il pignoramento delle criptovalute per i motivi anzi detti.
Infatti, non è possibile pignorare direttamente la moneta virtuale ma, bensì, solamente il valore corrispondente in denaro che ha in quel preciso momento, tenendo conto però che questo può oscillare.
Il sequestro, nel caso presentato alla Cassazione, è stato annullato. Ciò lascia permanere l’attività di evasione fiscale ma non consente il pignoramento ed il sequestro dei beni digitali. Ebbene, in una simile circostanza la Corte ha espressamente escluso ogni possibile valenza legale della moneta, ma è davvero così?
Considerazioni conclusive:
Al giorno d’oggi sono sempre di più gli esercizi commerciali che consentono di cambiare soldi (da moneta virtuale a moneta corrente e viceversa), accettano pagamenti ed effettuano servizi dietro corrispettivo in Bitcoin. In un mondo che si muove in questa direzione, una simile sentenza pare un retaggio del passato che rischia di diventare un importante precedente.
D’altro canto, non è così utopica la possibilità che qualche soggetto, indebitandosi, possa comprare un ingente somma di Bitcoin per poi, vista l’impignorabilità degli stessi, omettere il pagamento di quanto ottenuto mediante i finanziamenti.




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