Negli ultimi giorni si è sentito molto parlare della scelta del Presidente USA Trump di applicare dazi alle merci importate negli Stati Uniti d’America. Cosa vuol dire? Può inserirli senza ledere il diritto internazionale? Cosa accade dal punto di vista legale negli stati “colpiti”?
Cosa sono i dazi?
I dazi sono imposte applicate dalle autorità doganali di un paese sulle merci importate o esportate. Il loro scopo principale è quello di proteggere l’economia locale, regolamentare il commercio internazionale, e generare entrate fiscali per il governo. Di fatto questi possono variare a seconda del tipo di merce e della sua origine. Alcune volte sono temporanei, per far fronte a particolari fasi di crisi dei un settore chiave di un paese, altre invece sono permanenti.
Insomma, l’effetto principale del dazio è alzare il prezzo delle materie prime e dei beni provenienti dall’estero rendendo quelli prodotti internamente più competitivi, creando valore alla manodopera ed alzando il prezzo delle materie prime interne. Tendenzialmente, in un’economia di massa guidata dalla razionalità, il libero scambio porta sempre benefici a tutte le parti in gioco, tant’è che sono numerose le fonti internazionali che cercano di tutelare questa libertà.
Le normative internazionali di riferimento comprendono vari accordi e trattati che regolano il commercio tra paesi. Tra i più significativi ci sono:
WTO (World Trade Organization): Si occupa di promuovere il libero scambio e garantire che le normative commerciali siano rispettate.
Accordi di libero scambio (FTA): Accordi tra due o più paesi per ridurre o eliminare i dazi sulle merci scambiate.
TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights): Regola il commercio relativo ai diritti di proprietà intellettuale.
Sono ammessi dal diritto internazionale?
I dazi sono tendenzialmente ammessi dal diritto internazionale, ma devono rispettare certe regole e principi stabiliti da vari trattati e accordi. La principale normativa che regola l’imposizione dei dazi nel commercio internazionale è rappresentata dagli accordi della World Trade Organization (WTO).
- Principio di non discriminazione: Gli accordi WTO stabiliscono che i paesi non possono discriminare tra le merci importate da diversi paesi membri (principio del “Most Favored Nation”, MFN) e devono trattare le merci nazionali e quelle straniere in modo equo (principio della “Nazione più favorita”).
- Dazi doganali: I dazi devono essere definiti e pubblicati, e non possono essere superiori a quelli che i paesi hanno concordato nei loro impegni all’interno della WTO.
- Esecuzione delle normative: I dazi devono essere applicati in modo coerente e giusto, seguendo le normative internazionali.
- Rispetto degli impegni: Quando un paese aderisce alla WTO, accetta di rispettare gli impegni sui dazi e sulle pratiche commerciali, che includono limiti su come possono essere utilizzati i dazi per proteggere l’industria domestica.
Il problema vero è che esistono clausole che consentono agli stati di applicare i dazi in deroga a quanto sopra qualora vi siano delle pratiche commerciali scorrette che minano l’economia del paese che li applica. Questo è proprio quanto sostenuto dal Presidente Trump nei confronti della Cina ma, comunque, non spiegherebbe l’accanimento nei confronti del resto del mondo.
Di fatto, i dazi sono una pratica legittima di uno stato nei confronti degli altri ma alla quale noi ormai non siamo più abituati. Salvo infatti i casi in cui si ordinano prodotti dalla Cina, dove l’Italia applica ancora dazi moderati, all’interno dell’UE sono ormai un lontano ricordo. Il nostro mercato unico ha proprio provveduto all’abolizione di quest’ultimi per agevolare così le economie dei paesi interni. Ciò nondimeno, salvo tra paesi europei, nulla vieta il reinserimento di politiche restrittive anche nei confronti di altri stati esteri.
Nella realtà, però, la posizione dell’Italia è debole. Difficilmente infatti il nostro paese riuscirebbe a vivere senza commercio esterno ed il dazio comporterebbe maggiori danni che benefici. Cosa contraria avviene per l’America. Data la sua grande disponibilità di risorse e materie prime, il dazio e quindi un’economia più chiusa non impatta in modo così dirompente sulla vita dei cittadini. Il guaio, in quello specifico caso, è legato a possibili ritorsioni di paesi alleati e non, che potrebbe sfociare in una guerra commerciale, ipoteticamente più catastrofica di quella comune. Purtroppo, non risulta possibile entrare nel dettaglio di questi particolari elementi, quantomeno in questa sede.
Dal punto di vista concreto, il dazio altro non è che una tassa che si paga nel momento in cui qualcuno vuole importare, in questo caso all’interno degli USA, un determinato prodotto o materia prima. L’importatore, non potendo sopportare il costo in autonomia, sarà obbligato a riversarlo sul consumatore finale. L’effetto, come sopra esposto, è quello di rendere meno accattivante l’acquisto di questi prodotti andando ad alterarne, in aumento, il prezzo finale.
Conclusioni:
I dazi sono a tutti gli effetti pratiche legittime solo ove soddisfino determinati requisiti. Risulta ovvio che, come nel caso americano, nel momento in cui uno stato ha grandi disponibilità di materie prime e industriali il dazio non è immediatamente negativo sulla popolazione, addirittura creando anche un temporaneo aumento potere del mercato interno.
Nel lungo periodo, diminuendo la domanda internazionale, il rischio è sempre quello di ritorsioni economiche nei confronti degli stati che decidono di applicare i dazi. Nemmeno l’America potrebbe sopravvivere all’avanzare della Cina e dell’India mantenendo chiusi i confini economici. Il mercato libero consente a tutti di crescere, ampliando la propria fetta di mercato. Se nell’immediato futuro i vari stati europei ed asiatici dovessero decidere di applicare dazi all’America, quest’ultima, seppur poco esportatrice, ne risentirebbe sicuramente. Anche in quest’ultimo caso, gli effetti negativi saranno comunque maggiori rispetto ai benefici, considerando anche l’avanzata delle altre superpotenze.




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